IL PROBLEMA

Perché in Italia il 70% degli appalti privati si fa ancora via email (e cosa stai rischiando)

Costruzioni, manutenzioni, forniture B2B: in Italia il mercato degli appalti privati vale oltre 150 miliardi di euro l’anno, ma il 70% delle gare si gestisce ancora via email e WhatsApp. Ecco i rischi concreti e come uscirne.

Se sei un facility manager, un responsabile acquisti, un direttore tecnico o l’imprenditore di una holding industriale, la scena ti sarà familiare: una richiesta di offerta che parte via mail con cinque fornitori in copia, allegati che si moltiplicano, scambi su WhatsApp tra persone diverse, fogli Excel di confronto offerte aggiornati a mano. È così che, ancora oggi, viene gestito oltre il 70% degli appalti privati in Italia, un mercato che vale più di 150 miliardi di euro l’anno tra costruzioni, manutenzioni, servizi e forniture B2B.

Non è una questione di buona o cattiva volontà delle singole aziende. È un’assenza strutturale di standard, di piattaforme e di regole condivise. In assenza di queste, ogni gara è un piccolo cantiere artigianale, costruito sulla memoria e sulle relazioni di chi la gestisce. Funziona finché funziona — finché qualcuno non commette un errore, non perde un’informazione, non viene scavalcato.

I tre rischi concreti che si pagano ogni giorno

1. Scavalchi e contatti impropri. Un’azienda italiana su due segnala il rischio di trattative parallele tra fornitori e referenti interni, di pressioni indebite durante la fase di gara, di informazioni che escono prima del tempo. È un problema reputazionale, ma anche economico: quando le condizioni della gara non sono uguali per tutti, il prezzo finale non è il migliore possibile.

2. Tempi infiniti. Sui processi non strutturati, la media per acquisire un fornitore in modo affidabile va dai 30 ai 90 giorni. È tempo che si traduce in cantieri fermi, fatturazioni rinviate, costi opportunità che spesso non vengono nemmeno misurati. La maggior parte delle aziende non sa quanto le costa la lentezza del proprio procurement, semplicemente perché non c’è un dato confrontabile.

3. Valutazione opaca dei fornitori. Il 60% delle imprese ammette di non avere strumenti per valutare in modo oggettivo l’affidabilità di un appaltatore. Si va avanti per conoscenza diretta, per passaparola, per “l’abbiamo già usato l’anno scorso”. È un modello che ha funzionato per decenni, ma che oggi è insostenibile per chi deve gestire decine di commesse all’anno con margini di errore sempre più stretti.

Il costo nascosto della disorganizzazione

Tutto questo ha un prezzo. Non è solo il tempo speso a riconciliare offerte ricevute in formati diversi, o le riunioni interne per capire chi ha mandato cosa a chi. È un costo distribuito: nelle assegnazioni subottimali, nei contenziosi sui capitolati ambigui, nelle penali per ritardi che non si possono dimostrare, nelle fideiussioni richieste a fornitori di cui non si conosce la reale solidità.

Per una holding che intermedia 20 milioni di euro di lavori all’anno, anche un 3-5% di efficienza recuperata sui processi di gara si traduce in centinaia di migliaia di euro. Eppure è un capitolo che raramente entra nei piani di digitalizzazione aziendale, perché è invisibile fino a quando non scoppia un problema.

La direzione: dalla relazione personale al processo strutturato

Il mercato degli appalti pubblici ha imboccato questa strada vent’anni fa, con le piattaforme di e-procurement obbligatorie per la pubblica amministrazione. Il privato è rimasto indietro, perché manca un soggetto regolatore che imponga lo standard. Quello che sta cambiando ora è il punto di vista: non è più una norma a chiederlo, sono le imprese a volerlo — perché chi ha provato a digitalizzare anche solo un pezzo del processo non torna indietro.

Strutturare il procurement privato significa quattro cose semplici: pubblicare le richieste in un formato standardizzato, ricevere offerte comparabili, valutare i fornitori su parametri oggettivi e tracciare ogni passaggio. Quando questi quattro elementi sono in piedi, scavalchi e contatti impropri scompaiono per definizione, i tempi si riducono perché il flusso è guidato, la valutazione diventa misurabile e ripetibile.

Contractive è la prima centrale di committenza digitale italiana per gli appalti privati. Se vuoi capire come funziona e diventare uno dei partner del lancio, contattaci tramite il modulo del sito.